Il mondo dei taxi l'ho scoperto all'Havana. A Roma, con il costo di una corsa ci prendevo 10 tessere metrebus e con il resto shampoo e messa in piega da Jean Luis David. Via i taxi.
Diciamo che la prima emozione la provò il mio portafoglio: poter viaggiare per pochi pesos (moneta nacional) per tutta l'Havana era davvero inebriante! Certo, i mezzi non erano il massimo del comfort: chevrolet del 1953 coi vetri scheggiati che la carglass se li sogna, manovelle dei finestrini perennemente bloccate o vetri a mezz'asta, Silvio Rodriguez a palla e 5/6 persone seduti insieme a te nel sedile posteriore con 35 gradi all'ombra, non ti lasciavano quel senso di solitudine e calma che generalmente si prova salendo su di un taxi, ma a me piaceva.
In più c'era il fatto che, non potendo parlare per non far sentire il mio accento straniero pena la revoca della licenza al povero "tassinaro", sfoggiavo un sorriso ebete ad ogni parola a me rivolta che però pareva non destare sospetti.
L'incanto si ruppe quando qualcuno notò che non ero una havanera doc. Originale. Ero acquisita. E ancora oggi mi chiedo perchè...sono sarda doc e la differenza non è abissale...ero anch'io strizzata nei panta...boh. Fu così che si sparse la voce, nessuno accettò di farmi salire e girammo a piedi con bimba di otto mesi e otto kg in braccio e pacchi e pacchetti per mezza Havana Vieja alla ricerca un autobus che ci caricasse. Tra l'altro ho scoperto che i cubani fanno la fila per i bus come i tedeschi: uno dietro l'altro. Io sono stata abituata come a Roma, tutti insieme e poi quando apre le porte una spinta de qua, una de là e si entra. Chiudo parentesi.
Così ci trovammo costretti ad adeguarci alle società statali di taxi che fornivano il loro servizio in CUC cioè in dollari, aria condizionata e sedili morbidi di velluto. Non era però la stessa cosa. E un po' Silvio Rodriguez mi mancava.
Così decidemmo di trovare la soluzione e la lampadina si accese quando andammo a trovare il nonno ad Alamar e al nonno lo venne a trovare Leandro. Immaginate un calabrese con accento castillano. Eccolo. E' lui. Non il nonno. Leandro, dico. Esile con capelli mossi neri. E lui si occupo' del nostro rientro a casa dopo la visita. E siccome a Cuba ogni idea, opinione, intimo avvenimento DEVE essere condiviso con familiari, parenti, amici e dirimpettai, la nostra ricerca di un taxi per il rientro a casa non poteva esaurirsi con la semplice chiamata alla società di fornitura taxi. No. Perchè si mettesse in moto il tam tam di aiuto di ricerca del miglior taxi di tutta Alamar abbiamo dovuto attendere quasi due ore, perchè il cugino del fratello del vicino era occupato, l'amico di quello del quindicesimo piano era con la sorella di quella del quattordicesimo e un aiuto di un hermano NON si può rifiutare...quando finalmente, il taxi esce fuori: un pulmino 12 posti del 1970 con tanto di sedili in similpelle vinaccio e aste per sostenersi e EURO 1, altro che filtro antiparticolato, inquinamento quanto basta, TUTTO PER NOI. Il tutto a 5 CUC. Tié, quando si dice che ci vorrebbe un amico...
Ah, un piccolo scorcio di Alamar....
in un altro post vi racconterò di lei...
Ah, un piccolo scorcio di Alamar....
in un altro post vi racconterò di lei...


